Una storia frizzante!

Etichetta dell'acqua Verruca di Montecarlo

L’Italia vanta una consolidata tradizione nel consumo e nella vendita di acque minerali, grazie anche alla presenza capillare sul territorio di sorgenti termali che furono sfruttate a scopi medici e terapeutici fin dall’antichità. Ad oggi si contano un totale di 140 aziende di imbottigliamento, un numero che pone l’Italia al primo posto in Europa in questo settore.

Le prime acque minerali ad essere imbottigliate e commercializzate in modo industriale nel nostro Paese furono l’acqua Sangemini, nel 1889, la Ferrarelle, nel 1893, e la San Pellegrino, nel 1899.

Se le prime acque minerali avevano essenzialmente uno scopo medico e si trovavano normalmente in vendita nelle farmacie, dalla fine degli anni Quaranta il settore si diversificò e la vendita di bevande imbottigliate si diffuse maggiormente anche ai ceti più popolari, grazie a innovazioni come la produzione di bevande analcoliche a base di acque minerali addizionate a succhi di frutta, talvolta aggiunte anche di anidride carbonica.

Le acque minerali nella Provincia di Lucca

Nella Provincia di Lucca, a partire dalla metà degli anni Venti, esistevano almeno tre tipi di acque minerali che venivano imbottigliate alla sorgente: a Pieve Fosciana quelle denominate “Salubrina” Burlamacchi e “Beatrice”, a Montecarlo l’acqua “La Verruca”, a Porcari l’acqua “La Fata”.

La Fata di Porcari

Situata ad una quota di circa 40 m s.l.m in località detta a Mennetti, la sorgente di quest’acqua non rilasciava che 300 litri d’acqua al giorno. Nel 1930 la richiesta per l’imbottigliamento e la vendita viene presentata dal signor Lazzaro Giannini. Nel 1932 la Prefettura di Lucca e il Ministero dell’Interno esprimono parere contrario all’imbottigliamento e alla vendita, consentendo tuttavia l’utilizzo in loco dell’acqua per scopi curativi. Lo stabilimento era infatti poco idoneo: “il pozzo è protetto da una baracca in legno che serve allo stesso tempo anche all’imbottigliamento […]; la sterilizzazione delle bottiglie non può aver luogo sul posto per mancanza di acqua potabile […]; (la portata è scarsa, quindi) per provvedere all’imbottigliamento occorre che l’acqua si raccolga nel pozzo, dove si carica di germi”.

ASLU, Prefettura di Lucca. Protocollo generale. Anno 1930 I.15.26.
Lettera del Ministero dell’Interno relativa alla concessione dell’acqua La Fata.

Nel 1943, su richiesta della stessa Prefettura, il Comune di Porcari attesta che “l’acqua minerale La Fata non è più utilizzata da circa un decennio”.

Salubrina e Beatrice a Pieve Fosciana

Le acque di Pieve Fosciana erano l’una naturale, l’altra in parte artificiale (rimineralizzata), ma entrambe erano prodotte a partire dalla stessa sorgente: “la loro origine è lontana e il loro decorso profondo, come lo dimostrano varie polle inutilizzate […]. Le sorgenti calde (38°) e fredde (12°) sgorgano a circa 350 m dal paese. Di quest’acqua si sono occupati in passato Jacopo Lavelli dello Studio Pisano nel 1690, Antonio Valisnieri nel 1722, Domenico Vandelli nel 1760. Venne analizzata dal prof. Lucchesi nel laboratorio dell’Ufficio d’Igiene di Lucca nel 1915. […] Quest’acqua venne trovata utile nelle affezioni gastro-intestinali, epatiche, nella calcolosi renale ed epatica. Ha speciali indicazioni nelle stitichezze dei lattanti. Lo stabilimento, aperto dalla primavera all’autunno, ha un locale per le bibite ed ha un comparto per la confezione delle bottiglie destinate all’esportazione”.

Lo sfruttamento della sorgente avvenne ad opera del pediatra e musicista dilettante dott. Giulio Rocchi Burlamacchi, fondatore tra l’altro anche del Dispensario lattanti del municipio di Lucca: proprio dalla sua professione di medico venne l’idea di utilizzare quest’acqua nelle terapie dei bambini.

La concessione venne rilasciata il 23 luglio 1913. Dall’analisi chimica e batteriologica condotta su queste due acque nel 1926 dal prof. Di Vestea dell’Università di Pisa, risultava che, al pari di altre acque minerali all’epoca vendute nelle farmacie, le due acque in questione mostravano la presenza di germi, anche anaerobi, pur nei limiti consentiti dalla legislazione corrente. Il problema della contaminazione si presentava, secondo il Di Vestea, nel processo di imbottigliamento; così anche per le acque “di indiscussa reputazione non pochi sarebbero gli esemplari dal commercio sindacabili. […] singole bottiglie di acque celebratissime si presentano con un odore disgustoso sui generis. […] Bisogna contentarsi, per l’ordinaria vigilanza igienica su questo articolo di commercio delicatissimo, di poter constatare con sopraluoghi improvvisi e oculati, che le opere di raccolta e produzione […] si presentino nelle condizioni per le quali fu autorizzata l’apertura”.

L’etichetta presentava la scritta Salubrina Burlamacchi in turchino su fondo giallo, ornata con una croce e un’aquila.

Nel 1936 la società che gestiva la vendita delle due acque risultava già in liquidazione.

ASLu, Prefettura di Lucca. Protocollo generale, anno 1927 I.15.26. Lettera del Ministero dell’Interno relativa alle acque Salubrina e Beatrice.

L’acqua Verruca a Montecarlo

L’acqua Verruca ha una storia ben più lunga. Il 3 ottobre 1932 la concessione mineraria della sorgente, situata in località Cercatoia nei pressi dell’abitato di Montecarlo, venne affidata per 99 anni alla signora Marchi Emilia vedova Pollastrini coniugata Martinelli, la quale aveva già ottenuto l’autorizzazione allo smercio dell’acqua in bottiglia con D.M. del 5 ottobre 1926. E’ però già dal 1915 che si era costituita una società per lo sfruttamento per 50 anni della sorgente tra i signori Pollastrini, Marchi e Lucchesi. Nel 1919 l’acqua Verruca aveva ottenuto il Gran premio e Medaglia d’oro all’Esposizione del lavoro che si era tenuta a Milano.

ASLu, Prefettura di Lucca. Protocollo generale. I.15.26: etichette dell’acqua Verruca.

Il 21 novembre del 1922 si provvedeva alle analisi chimiche e batteriologiche dell’acqua della sorgente, allo scopo di ottenere l’autorizzazione al commercio. Eseguite dal dott. Giovanni Ricci, Direttore dell’Ufficio d’igiene di Pisa e dal dott. Cosimo Bracci, Direttore del laboratorio di Batteriologia della stessa città, le analisi concludevano che l’acqua era batteriologicamente pura.

ASLU, Prefettura di Lucca. Protocollo generale. I.15.26. Risultati delle analisi del 1922.
ASLu, Prefettura di Lucca, Protocollo generale. I.15.26. Dichiarazione di Emilia Marchi, anno 1926.

Nella relazione allegata, lo stabilimento era descritto con dovizia di particolari: “Quest’acqua scaturisce da un terreno con forte pendenza […]. le opere di captazione consistono in un edifizio in muratura con pavimento impermeabile e in parte destinato a bacino di raccolta, bacino nel cui fondo travasi delle piccole polle e sorgive […]. sul fondo trovasi un triplo strato di ciottoli; i muri e la volta sono stati costruiti in modo da impedire qualsiasi contaminazione dall’esterno. Dall’edifizio di presa parte un apposito tubo che conduce ad un serbatoio costruito in altro edificio pure in muratura, contenente altri locali per l’imbottigliamento dell’acqua. […] la stanza di imbottigliamento è spaziosa, ben aerata, con pavimento impermeabile, con angoli arrotondati. I muri sono intonacati a cemento e verniciati in modo da permettere la lavatura. L’edificio è coperto con terrazza alla quale si accede dall’esterno”.

Dal 1934, la società (data in concessione a Luigi Pellegrini) chiede il permesso di aggiungere anidride carbonica all’acqua destinata alla vendita, per compensare quella perduta durante il processo di imbottigliamento; la stessa acqua veniva usata anche per la preparazione di altre specialità: gassose, acque aromatizzate al cedro e con polpa di agrumi.

ASLu, Prefettura di Lucca, Protocollo generale. I.15.29. Carta intestata della società Sorgente Verruca. Anno 1942 e, sotto, 1936.

Nel corso degli anni la società divenne “Verruca s.p.a.” con sede in Firenze, che gestì la commercializzazione di quest’acqua fino agli anni Ottanta del Novecento. Nel 1996, a seguito di mancata richiesta di revisione del riconoscimento delle acque minerali da parte della società, viene revocato il decreto di autorizzazione alla vendita di quest’acqua (Decreto Min. Sanità 30/12/1996), che dopo trent’anni rimane ancora nei ricordi di qualche abitante di Montecarlo.

Fonti

G. Vinai, Le acque minerali e gli stabilimenti termali, idropinici e idroterapici d’Italia, 1916

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