Garfagnana. Cento anni dal terremoto del 6-7 settembre 1920

effetti del terremoto della Garfagnana

Cento anni fa, la mattina del 7 settembre 1920, la Garfagnana subiva forse il peggiore dei terremoti che abbiano sconvolto questa terra nel corso dei secoli, peggiore anche di quello del 1837.

Già nel pomeriggio del 6 settembre si avvertirono alcune scosse minori, ma fu solo la mattina successiva che la scossa, di magnitudo 6.48, esplose con tutta la sua forza a partire da Villa Collemandina. I dati ufficiali riferiscono di 171 morti e 650 feriti, per non parlare dei numerosissimi danni alle abitazioni, quasi tutte di antica costruzione, che in gran parte crollarono senza possibilità di scampo.

“Finita la scossa, che sembrava interminabile, guardarono verso Villa Collemandina ma videro solo un gran polverone. Il paese non esisteva più. Trovarono riparo, con tutti i superstiti del paese, in un capannotto che serviva da rimessa per le foglie delle bestie. Piovve per molti giorni, incessantemente. Venne anche allestito un ospedale da campo e arrivò persino la regina Margherita” (paolomarzi.blogspot.com)

Dopo i primi momenti di disperazione e lutto la maggiore difficoltà fu quella della ricostruzione che si dimostrò, come spesso accade, lenta e difficile.

Lo Stato, con il Decreto n.1315 del 23 settembre 1920, stanziò una spesa di 15 milioni da destinarsi “alle demolizioni ed ai puntellamenti di edifici pericolanti, nonché agli sgombri […]; ai ricoveri provvisori o stabili per le persone rimaste senza tetto ed alle indispensabili opere igieniche occorrenti; alla riparazione per una spesa fino a lire 3000 di stabili appartenenti a persone che vi abitavano permanentemente alla data del 6 settembre 1920, ed abbiano un reddito complessivo annuo non superiore a lire 3000, purché ne facciano domanda entro un anno dalla pubblicazione del presente decreto”.

Occupazione temporanea di suolo pubblico per la costruzione di baracche nella proprietà di Giovannoli Andrea in località Tramonti, Comune di Castiglione di Garfagnana (ASLu, Prefettura, I.27, a. 1920)
Ubicazione della baracca per i terremotati nella proprietà Giovannoli (ASLu, Prefettura, I.27, a. 1920)

Un reddito inferiore alle 3000 lire era dunque il più importante criterio che il Genio civile competente per territorio avrebbe dovuto considerare per l’accoglimento della richiesta del sussidio stesso, oltre ad una spesa non eccedente le 3000 lire e alla stabile abitazione nell’immobile all’epoca del terremoto.

Moltissime furono dunque le richieste respinte quali, ad esempio, quella del parroco di Pugliano di Minucciano, Don Luigi Menchini, che ebbe distrutta la casa appartenente al beneficio parrocchiale di S.Jacopo, all’epoca abitata dalla famiglia di Spinetti Pietro (la casa risultava infatti non abitata stabilmente); oppure quella di Domenico Colli di Metra, la cui riparazione eccedeva le 5000 lire.

Richiesta di sussidio per la ricostruzione dell’abitazione di Domenico Colli (ivi)
Richiesta sussidio
Richiesta di sussidio di Don Luigi Menchini per la casa appartenente al Beneficio parrocchiale di Pugliano (ivi)

Il terremoto del 1920 cambiò definitivamente la fisionomia della Garfagnana: molti paesi, come Villa Collemandina, vennero interamente ricostruiti nello stesso luogo secondo criteri antisismici; altri, come Caprignana, vennero ricostruiti ex novo in zone limitrofe all’antico abitato. Altri ancora, come Bergiola (uno dei famosi borghi-fantasma della Toscana), furono definitivamente abbandonati dagli abitanti, che colsero l’occasione per emigrare definitivamente e scampare così ad un futuro di sicura miseria.

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